La maledizione degli scuolabus di Tortoreto

Rarissimi sono stati i periodi di pace in quasi dieci anni di gestione privata del trasporto scolastico tortoretano: il caso delle ruote perse da uno scuolabus nel 2014, ma anche multe, polemiche, disservizi e inchieste della magistratura, hanno esacerbato gli animi e diviso la politica tortoretana. Nemmeno il cambio di società alla guida degli scuolabus, avvenuto con un atto clamoroso di risoluzione contrattuale del Comune nel gennaio 2018, sembra aver risolto tutte le criticità vissute dal servizio e i disagi per studenti e famiglie.
Così la politica locale ha ricominciato a valutare l’ipotesi di un passo indietro e il ritorno ad una gestione diretta del trasporto scolastico da parte del Comune.

Gli scuolabus di Tortoreto nel parcheggio comunale

Il dibattito attuale

La polemica in corso negli ultimi mesi corre su due piani.

Il primo è quello contingente sulla questione delle gite: da convenzione, la ditta che gestisce il servizio di trasporto scolastico per conto del comune deve garantire 10mila chilometri aggiuntivi per le uscite esterne. Le gite, però, da quanto segnalato, vengono effettuate a spese degli studenti.

Il secondo piano della polemica, invece, è quello di più ampio respiro riguardante la gestione esterna del servizio. C’è chi, infatti, chiede di fare tesoro delle esperienze negative e far sì che il trasporto scolastico torni sotto la gestione diretta del municipio. Maggiori sarebbero però le spese per il Comune, a partire da quelle per il personale, fino a quelle per rinfoltire la flotta di pulmini. Il tema, ad ogni modo, tornerà presto al centro dei riflettori, se non altro perché nel 2019 il Comune sarà chiamato a indire una nuova gara d’appalto e lamministrazione del sindaco Domenico Piccioni dovrà decidere se continuare per il percorso avviato anni fa con l’esternalizzazione.

I protagonisti principali del nuovo dibattito:
– il movimento Impegno civico guidato da Franco Rampa, che conta anche ex amministratori che hanno avuto un ruolo diretto sul tema del trasporto scolastico, ma che oggi chiedono di fare di prendere coscienza della situazione;
Nico Carusi, capogruppo di opposizione per Progetto Tortoreto e Lega, da anni attivo nella polemica sul trasporto scolastico e sul fronte anti-esternalizzazioni;
– il consigliere comunale di maggioranza con delega all’istruzione Dolores Cimini, chiamata a mettere la faccia su uno dei temi più spinosi del dibattito tortoretano.

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Estratto della convenzione sul trasporto scolastico. Evidenziato il comma sul chilometraggio aggiuntivo per le gite.

Per comprendere a pieno il dibattito in corso, però, è bene ricordare alcuni passaggi cruciali della storia quasi decennale del trasporto scolastico tortoretano in mano ai privati.

Alle origini del caos

Risalgono all’amministrazione del sindaco Domenico Di Matteo le prime vere valutazioni sulla possibilià di affidarsi ai privati per gestire gli scuolabus, culminate con una delibera del consiglio comunale dell’aprile 2009 che ha spianato la strada all’esternalizzazione del servizio di trasporto scolastico.

L’amministrazione del sindaco Gino Monti, di tutt’altro colore politico, diede poi seguito a quella decisione dando il via alla prima gara di appalto nei primi mesi di mandato. Divenne così immediatamente protagonista della scena la ditta di Frosinone Fratarcangeli Cocco, che si aggiudicò il servizio.

Feroci le polemiche, fin dall’inizio.

Il biennio terribile 2014-2015

A parte il dibattito strettamente politico, nei primi anni di gestione privata fu solo uno sciopero degli autisti del 2012, provocato dai ritardi nel pagamento degli stipendi, a provocare forti disagi e coinvolgere anche le famiglie degli studenti tortoretani nella questione.
Fu infatti nell’aprile del 2014 che cominciò ad abbattersi la vera tempesta sugli scuolabus e sulla ditta Fratarcangeli che li gestiva: quando la Polizia Stradale sequestrò un mezzo perché senza assicurazione, mentre altri pulmini presentavano mancanze nei sistemi di sicurezza. Qualche giorno dopo i vigili urbani multarono la ditta per uno scuolabus con pneumatici troppo usurati e altri tre senza libretto di circolazione. Si tratta solo solo delle prime di una lunga scia di multe. Si scatenò l’ira dei genitori e divamparono le polemiche politiche.

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A fine maggio, alle elezioni venne eletta l’amministrazione del sindaco Alessandra Richi, diretta continuazione di quella Monti. Ad agosto, nonostante le polemiche, alla Fratarcangeli venne proprogata la gestione del servizio fino al 31 dicembre successivo.

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Ma il 25 novembre novembre accadde il caso più grave: un pulmino perse due ruote gemellate lungo la Provinciale del Salinello, mentre accompagnava i bambini a scuola. Grazie alla bravura dell’autista, per i giovani studenti a bordo non ci fu nessuna conseguenza. I dubbi precedentemente espressi sulla manutenzione e l’età dei mezzi usati, però, riesplosero improvvisamente. Mentre la Fratarcangeli, di nuovo nella bufera, gridava al “sabotaggio”.

In quei giorni era in atto la preparazione della gara d’appalto da 200mila euro per la gestione del servizio dal 1 gennaio al 31 ottobre 2015 e Massimo Tarquini, vicesindaco con delega all’istruzione, annunciava più paletti per la ditta nel bando.

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Lo scuolabus senza le due ruote gemellari perse mentre trasportava i bambini

Un mese e mezzo dopo, con le polemiche ancora calde per l’incidente, la Fratarcangeli vinse la nuova gara d’appalto e tornò a trasportare gli studenti dopo le festività natalizie. L’amministrazione si difese dando la colpa al mercato. Continuarono così le polemiche, mentre tornarono a fioccare anche le multe della Polizia Stradale.

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Nella riunione successiva del consiglio comunale del 10 febbraio 2015, oltre alle polemiche, spiccò la promessa quasi profetica del sindaco Alessandra Richi, che annunciò l’inserimento della clausola della “rescissione unilaterale del contratto” nel bando successivo.

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Ad agosto, prese il via la gara per il “mega appalto” dalla durata di quattro anni per un costo stimato dall’ente di un milione di euro. Si tratta dell’appalto ancora in vigore.
A vincere la gara fu nuovamente la Fratarcangeli. Ricominciarono le polemiche, mentre si acuivano le frizioni all’interno della maggioranza, che portarono poi alla caduta dell’amministrazione Richi nei mesi successivi.

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Tra le polemiche, quella del gruppo di centrosinistra Tortoreto nel Cuore, che fece notare come l’offerta vincente della Fratarcangeli prevedesse un <<ribasso d’asta striminzito>> e  provocasse <<dubbi nel percorso burocratico>>. L’amministrazione si difese e annunciò una stretta.

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Si attivò anche la Procura di Teramo, che già da tempo indagava sulla Fratarcangeli nel teramano.

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Il mega appalto dal 2016 al 2019

Nonostante i paletti stringenti inseriti nel bando, con il nuovo appalto non cambiò la storia: per due anni si continuò a parlare di disservizi e mancanza di sicurezza. La Fratarcangeli venne infatti multata più volte, anche dal Comune, che questa volta aveva però lo strumento della rescissione per farsi valere.

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Questo strumento è stato usato nel gennaio 2018: con la clausola, il Comune ha “cacciato” la Fratarcangeli, motivando la decisione proprio con <<reiterate violazioni del contratto>> e <<gravi inadempimenti>>. La Fratarcangeli ha presentato ricorso contro l’atto, il municipio si è costituito per difendere le proprie ragioni, nei prossimi mesi se ne saprà di più. La ditta ha anche lasciato strascichi di stipendi non pagati.

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Con la rescissione del contratto, la gestione del servizio è passata nelle mani della ditta campana Angelino, che nella gara d’appalto si era classificata seconda dietro la Fratarcangeli. Da notare come il percorso sia identico a quello intrapreso anni prima dal Comune di Teramo, dove la Angelino ha sostituito la Fratarcangeli ad appalto in corso.

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Ma la pace è durata solo pochi giorni. Immediatamente, anche per gli scuolabus della Angelino, è cominciata una lunga scia di di segnalazioni di disservizi, multe e penali.

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Il fronte giudiziario

Parallelamente alle vicende politiche e ai disagi per gli studenti, il trasporto scolastico tortoretano è finito sotto più volte sotto la lente di ingrandimento della magistratura.

Su tutte, la maxi inchiesta su presunte irregolarità nell’esecuzione dei contratti, mancanza di manutenzione sui mezzi e assenza di revisioni. Ad essere interessati erano tre comuni, Teramo, Silvi e Tortoreto, tutti per appalti con la Fratarcangeli.

Nel 2017, il filone tortoretano è stato stralciato, mentre quello che riguardava Silvi e Teramo è poi arrivato alle porte del processo, con nove imputati tra dirigenti della ditta di Frosinone e dirigenti e un ex assessore del Comune teramano.

L’attenzione della Procura su Tortoreto, però, è continuata, con una conclusione delle indagini clamorosa: tra i sette indagati c’era anche l’ex sindaco Alessandra Richi. Lei, insieme ad un vigile urbano, erano accusati di omessa denuncia, un altro ex dipendente comunale di omissione di atti d’ufficio, mentre per cinque dirigenti della Fratarcangeli si ipotizzava il reato di frode nelle pubbliche forniture, falsità materiale e l’uso di atto falso.
L’ex primo cittadino si è difesa pubblicamente, parlando di accuse paradossali, visto che proprio lei aveva lanciato una serie di controlli sui mezzi. La Procura le ha dato ragione: alla richiesta di rinvio a giudizio, il pubblico ministero ha chiesto il processo per cinque dei sette indagati, lasciando fuori, scagionandoli, il sindaco e il vigile urbano.

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