Libri negli scatoloni e come tirarli fuori

Tortoreto, 11mila abitanti, (almeno) 11mila libri di proprietà del Comune abbandonati negli scatoloni, zero biblioteche aperte, ma il paradosso di un Premio alla cultura di richiamo.

E’ l’unica delle tre città della costa della Val Vibrata a non avere una biblioteca, nonostante le iniziative giovanili provino da anni a far invertire la rotta al Comune.

La biblioteca comunale chiusa

L’ultima vera biblioteca comunale è stata chiusa circa venti anni fa.

La città ha fatto morire anche l’esperienza dell’associazione Colligere. La sua sede a Tortoreto Lido è stata un vero e proprio luogo di culto dei tortoretaniche raccoglieva la storia, la cultura e i simboli di tutto quello che ha cementato la comunità cittadina.

Il museo nella sede dell’associazione Colligere

Ogni cosa al suo interno era stata donata dai tortoretani stessi: dagli 11mila libri alle fotografie storiche, da centinaia di reperti della cultura marinara a materiale didattico, fino a tanti ricordi di intere generazioni, compreso una Bandiera Blu ufficiale.
Molto più di una biblioteca: anche museo, officina creativa e doposcuola.

La sala lettura di Colligere

Oggi Tortoreto si trova in una situazione vergognosa, senza biblioteche e senza spazi per i giovani, ma anche con un ecomuseo del mare che non se la passa troppo bene.

Abbiamo ricostruito come si è arrivati a questa situazione, ma anche l’esempio della vicina Alba Adriatica, per dimostrare un dato che ormai dovrebbe essere chiaro: non è possibile aprire una biblioteca basandosi solo sul lavoro dei volontari, senza un intervento diretto ed economico del Comune.

A Tortoreto, invece, l’ente da troppo tempo lascia il tema dell’accrescimento culturale e creativo della comunità alle iniziative spontanee e a titolo gratuitodei giovani, senza supportarle adeguatamente.

 

L’odissea di Colligere (e dei giovani)

Chiusa per la prima volta nel 2006 a causa delle difficoltà economiche e logistiche, la sede dell’associazione fu riaperta nel 2013 dopo la donazione di tutto il patrimonio di Colligere al Comune di Tortoreto.

A riaprirla, su stimolo dell’associazione giovanile Tortoreto Merita, un gruppo di ragazzi che ne fece anche un punto di ritrovo che in città mancava (e manca ancora).

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Durissimo il lavoro di totale volontariato delle nuove leve: la sede fu risistemata, il patrimonio catalogato, furono allestite sale lettura, creative e musicali, furono avviati anche corsi e convegni per avvicinare le generazioni fra loro.
Mancavano però i fondi e i riscaldamenti. Il sogno si spense nel 2015.

A chiedere una soluzione, solo associazioni giovanili.

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Nel 2016, il patrimonio di generazioni di tortoretani fu persino “sequestrato” dalla proprietà dello stabile, che accusava il Comune di non pagare l’affitto.

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Il Comune tornò in possesso del patrimonio di Colligere nel 2017.

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Ripreso il patrimonio, ma senza più una sede, il Comune fu costretto a trovare urgentemente un posto per il tesoro di Colligere.
E’ così che il tutto venne diviso in due parti.

Una parte, quella composta dai reperti naturalistici e della cultura marinara, finì nel nuovo ecomuseo del mare, ricavato da un vecchio edificio restaurato sul lungomare sud.

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Anche per l’ecomuseo sono stati protagonisti i giovani: a custodirlo e tenerlo aperto durante l’estate 2017, furono cinque ragazzi scelti per un progetto di Servizio Civile. Finito il progetto, l’ecomuseo è stato riaperto al pubblico a singhiozzo. A riprova della scarsa vita dentro al museo, durante l’estate scorsa sono stati segnalati casi di bivacco nel suo cortile.

L’inaugurazione dell’ecomuseo del mare

I libri, nel frattempo, sono stati abbandonati negli scatoloni nella vecchia biblioteca comunale del centro storico, chiusi a chiave.

Fin dai primi mesi del suo mandato, dall’amministrazione Piccioni sono arrivati segnali di volontà di riaprire una biblioteca, ma non ne sono seguiti atti concreti.

I libri di Colligere

Nel dicembre 2017, si è fatta avanti la Consulta giovanile comunale (ancora una volta i giovani), proponendo di ospitare quei libri nella propria sede in via Trieste.

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La trattativa tra il Comune e il suo organo di rappresentanza dei giovani è stata però lunga e senza esito.

Il problema è sempre lo stesso: non si riesce a trovare una soluzione definitiva, soprattuto riguardo al personale, per tenere aperta una biblioteca in maniera costante e ad orari fissi.

 

L’esempio da cui prendere spunto

Nonostante le criticità, Alba Adriatica è invece riuscita a salvare e rilanciare la sua biblioteca comunale, da qualche anno trasferita nella suggestiva Villa Flaiani.

A gestirla, è una collaborazione tra pubblico e privato. Il Comune mette a disposizione un dipedente responsabile per l’ente (in passato ne erano due), ma anche un contributo che nel 2018 è stato di 15mila euro, per finanziare attività di sviluppo e di crescita dell’istituzione. Il privato, cioè la Pro loco Spiaggia d’Argento, con quei fondi ha potuto assumere una operatrice bibliotecaria del luogo e organizzare un costante cartellone di attività ed eventi culturali e creativi dedicati ad ogni fascia d’età.

E’ così che l’amministrazione del sindaco Tonia Piccioni e l’associazione hanno salvato la biblioteca che stava vivendo momenti di grande difficoltà a dieci anni dalla sua nascita, a causa anche della carenza di personale comunale.

Villa Flaiani ad Alba Adriatica

Il sistema non è ancora perfetto, ma ad Alba Adriatica c’è volontà politica e impegno per  mantenere un presidio culturale nella città.

Ora l’amministrazione del sindaco Antonietta Casciotti è chiamata a decidere se confermare il contributo e la collaborazione tra pubblico e privato anche per il 2019, oppure scegliere un’altra strada. A valutare il da farsi, è stato creato un gruppo di lavoro che vede impegnati alcuni consiglieri comunali del gruppo di maggioranza.

 

 

 

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