Quel pasticciaccio brutto della pista ciclabile lungo il torrente Vibrata

Il delitto

Lavori fermi. Una pista ciclabile incompiuta e spezzata, composta di quattro tratti scollegati fra loro, perché la terra dove gettare asfalto non esiste più, “mangiata” dal torrente. La necessità, quindi, di una mega variante progettuale che imbarazza il panorama politico locale. Nel frattempo, a pista ancora chiusa per gli appassionati della bicicletta, campeggiano già fango e crepe nell’asfalto sui tratti già realizzati, mentre una porzione ancora in costruzione è già franata. Anche lo spirito naturalistico dell’opera è stato rinnegato dai problemi progettuali: non appare più come una pista ciclabile turistico-culturale, ma un tracciato di (non) collegamento che non parte dalla foce del torrente bensì tra le attività commerciali della Statale Adriatica e attraversa campagne coltivate, cumuli di rifiuti abbandonati, il cantiere di un nuovo depuratore, fabbriche, strade trafficate e centri di raccolta e smistamento di rifiuti domestici ed edili.

La nuova pista ciclabile del lungo Vibrata, che avrebbe dovuto collegare Alba Adriatica a Corropoli per 7 chilometri di lunghezza, per poi un giorno raggiungere addirittura Civitella del Tronto, dalla costa alla fortezza, è già morta. Insieme al finanziamento da un milione e 350mila euro tramite fondi Fas messo a disposizione dalla Regione Abruzzo all’Unione dei Comuni della Val Vibrata.

Non c’è figura istituzionale o sigla partitica che, alle porte della campagna elettorale per le elezioni regionali, si assuma la responsabilità politica di questa morte. Nessuno difende l’opera, tutti ne fuggono, qualcuno si cela nel silenzio, altri la attaccano fiutando l’aria di protesta che tira forte tra i cittadini della zona.

Andiamo quindi a caccia del colpevole.

I reperti

Ricostruzione tracciato: In rosso i tratti realizzati o in costruzione, in verde scuro la vecchia pista comunale della foce, in verde chiaro la ciclovia adriatica, in blu il corso del torrente Vibrata
Reperto A1: Cartello di cantiere della pista ciclabile del lungo Vibrata
Reperto A2: La partenza della pista ciclabile del lungo Vibrata
Reperto A3: La prima interruzione del tracciato della pista ciclabile del lungo Vibrata, all’altezza del cavalcavia autostradale
Reperto A4: La seconda interruzione del tracciato della pista ciclabile del lungo Vibrata di fianco allo stadio di Alba Adriatica
Reperto A5: L’nterruzione del tracciato della pista ciclabile del lungo Vibrata davanti al cantiere del nuovo depuratore di Alba Adriatica
Reperto A6: la pista ciclabile del lungo Vibrata tra i capannoni della zona artigianale
Reperto B1: La frana nel cantiere della pista all’altezza del ponte di via del Vecchio Forte ad Alba Adriatica
Reperto B2: I bordi in terra della pista non reggono l’ondata del maltempo
Reperto B3: Ancora chiusa, la pista ciclabile del lungo Vibrata presenta già crepe e smottamenti

                                                 Ricostruzione video del delitto

La ricostruzione dei fatti

2016: lo scontro e l’approvazione

Da anni, i sindaci della Val Vibrata chiedevano alla Regione i fondi per la pista ciclabile che dalla foce del torrente risalisse tutta la vallata. Nel 2015, la Regione annuncia l’arrivo dei fondi.

Ma l’opera raggiunge davvero i riflettori del dibattito pubblico, pochi giorni prima del 7 marzo 2016.

Quella sera, infatti, il governatore regionale in persona, Luciano D’Alfonso, oggi senatore con il Partito Democratico, dopo aver strigliato i sindaci, salì in un ristorante di Alba Adriatica, ufficialmente per testare la disponibilità dei privati all’accordo bonario per la cessione dei terreni, nella pratica per convincere i cinquanta proprietari dei terreni interessati dagli espropri a <<non ostacolare la realizzazione dell’opera>>.

Secondo la Regione, infatti, l’iter burocratico, di cui era titolare l’Unione dei Comuni della Val Vibrata, aveva accumulato enormi ritardi a causa proprio delle criticità incontrate in fase progettuale e l’opera rischiava di perdere il finanziamento messo a disposizione dalla Regione stessa, se il procedimento non avesse raggiunto la cantierabilità entro il 30 giugno di quell’anno. Insieme a D’Alfonso c’era anche Dino Pepe, assessore regionale vibratiano, che già in precedenza aveva tentato di mediare una soluzione.

Di idea opposta era la maggior parte dei sindaci vibratiani, che prima della riunione avevano fatto uscire una nota firmata dall’associazione Vibrata 20.20. In quei giorni si diceva ne facesse parte anche il presidente dell’Unione dei comuni Leandro Pollastrelli, che era tra i destinatari principali della strigliata di D’Alfonso.

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Nelle settimane precedenti a quella riunione, inoltre, l’opera era stata al centro di altre vivaci polemiche.

Il primo ad accendere i riflettori pubblicamente sulla questione era stato proprio un esponente del Partito Democratico di Alba Adriatica, Nicolino Colonnelli, allora consigliere comunale di opposizione. Colonnelli era riuscito a visionare il nuovo progetto della pista ciclabile e a parlare con i tecnici che ci avevano lavorato, raccogliendo perplessità persino tra loro. Il tracciato aveva infatti subito modifiche importanti (rispetto al primo progetto risalente al 2000), giudicate <<anomale>> dal consigliere, sviando per un lungo tratto rispetto all’argine del torrente Vibrata e invadendo decine di terreni coltivati, per poi tornare indietro verso il corso d’acqua diversi chilometri più avanti.

Subito dopo Colonnelli, era già entrato in scena uno dei principali protagonisti della vicenda, per lungo tempo in prima linea contro l’opera: Luca Falò. Anche lui consigliere comunale di opposizione  ad alba Adriatica, pur senza tessera di partito, Falò era uno dei proprietari dei terreni interessati dagli espropri necessari per costruire la pista ciclabile. Prima della riunione, Falò aveva già detto pubblicamente metà di quello che c’era da dire, facendo emergere gravi contraddizioni:
– la pista non sarebbe partita dalla foce del torrente quindi dal percorso ciclabile del lungomare, bensì dalla Statale Adriatica
– non avrebbe collegato Alba a Corropoli ma le loro “periferie
– la pista non avrebbe seguito il fiume secondo l’idea naturalistica ma avrebbe zigzagato facendo “inchini” a questa o quella attività
– proprietari dei terreni avrebbero necessitato di un’opera di messa in sicurezza del torrente che era solito esondare

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Il 20 marzo 2016, tredici giorni dopo la riunione, esce la notizia che l’Unione dei Comuni della Val Vibrata ha approvato il progetto definitivo dell’opera. Quattordici giorni dopo, il torrente Vibrata, durante un’ondata di maltempo, esonda e invade alcuni dei terreni dove sarebbe dovuta passare la pista ciclabile.
Le decine di proprietari interessati decidono di alzare l’asticella della protesta: inviano esposti e osservazioni contrarie all’opera, nelle settimane successive segnalano i fatti anche all’autorità nazionale anti corruzione Anac, preparano e poi inviano ricorsi al Tar. Falò, che li guida, mostra pubblicamente in video le prove di quanto accaduto e dice pubblicamente l’altra metà di quello che c’era da dire:
– la pista ciclabile sarebbe stata a rischio ancora prima di essere realizzata, perché il torrente era lasciato in abbandono e non aveva argini sicuri, cambiando percorso una volta al mese
– era evidente che per il progetto erano state usate cartografie non aggiornate
– la pista turistica-culturale-naturalistica sarebbe passata di fianco al nuovo depuratore di Alba Adriatica in costruzione
– la fretta di approvare tutto non avrebbe dato tempo a tutti gli enti chiamati ad autorizzare l’opera per effettuare i sopralluoghi.

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Il 15 giugno 2016, l’iter burocratico per l’opera sembra ancora in alto mare, a quindici giorni dalla scadenza del finanziamento regionale. C’è infatti la gara d’appalto da fare e tutte le autorizzazioni da parte degli enti da ottenere. I dubbi espressi dalla stampa spingono Mauro Scarpantonio, delegato dell’Unione dei comuni, in quota Pd, a smentire e annunciare il via alla gara d’appalto per l’indomani.

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La gara d’appalto terminerà a fine mese: a vincerla, una ditta di Chieti con un ribasso d’asta del 33%.

Nel frattempo, il consiglio comunale di Alba Adriatica, con la maggioranza di centrodestra del sindaco Tonia Piccioni, approva la pista ciclabile. Falò non vota in quanto interessato personalmente. Colonnelli vota a favore del progetto.

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2017: poco da segnalare

A parte qualche attacco dei proprietari dei terreni e di Falò nei mesi successivi, il dibattito albense e vibratiano dimentica l’opera fino al gennaio del 2017, quando l’assessore regionale Pepe annuncia l’apertura del cantiere entro la primavera successiva. Nei mesi caldi delle polemiche, Pepe mette la faccia anche su opere di sistemazione di alcuni tratti di argine del Vibrata, rispondendo così ad una parte delle istanze dei proprietari dei terreni.

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Sette giorni dopo, la Task Force ambientale guidata da Giuliano Marsili e il movimento civico Val Vibrata-Monti della Laga guidato da Domenico Di Matteo chiedono di dare priorità alla sistemazione degli argini del torrente e di rinviare l’opera perché si rischia di <<gettare nel fiume i fondi pubblici>>.

2018: il disastro e le nuove polemiche

I procedimenti giudiziari sull’opera fanno slittare il via agli espropri alla fine di marzo 2018.

Il 10 giugno, alle elezioni comunali, viene eletto il nuovo sindaco di Alba Adriatica Antonietta Casciotti. La sua maggioranza, in cui compaiono Nicolino Colonnelli (assessore ai lavori pubblici) e Luca Falò, è sostenuta dichiaratamente e pubblicamente dal Pd e da Pepe.

Il 22 giugno, sui giornali compaiono le foto degli operai impegnati nei primi lavori.

Il 14 settembre, Di Matteo, svela la necessità di compiere almeno tre modifiche progettuali per collegare i tratti realizzati nei tre mesi precedenti. I lavori si sono già fermati.

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Il giorno dopo Pepe ammette le criticità, ma difende l’opera e si smarca dalle responsabilità.

Link ilcentro.it —> Pepe: «Se ci sono criticità interverremo Ma per la Vibrata è un’occasione unica»

Lo stesso giorno, comincia la protesta delle aziende della zona artigianale attraversata dalla pista ciclabile.

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In consiglio comunale,  il sindaco di Alba Adriatica ammette la necessità di varianti progettuali. Le opposizioni tentano di far emergere l’imbarazzo interno al Pd e alla maggioranza  comunale.

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Tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre, il maltempo si scatena e la pista ciclabile non regge l’urto. Compare una frana, il fango invade l’asfalto, che poi si crepa in alcuni tratti.
Ha gioco politico facile Di Matteo, che nel frattempo continua la sua battaglia politica contro l’opera, arrivando a chiedere al sindaco Casciotti di non approvare le varianti progettuali.

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Regione e Unione dei comuni della Val Vibrata continuano a rimpallarsi le responsabilità

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Un nuovo inizio

Nove espropri al via, di cui tre imminenti: questo è quanto comunica un avviso dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata pubblicato sul sito web del Comune di Alba Adriatica. L’ente vibratiano, quindi, ha intenzione di far ripartire i lavori, anche se non c’è ancora una variante progettuale per superare le criticità. L’iter per gli espropri, in realtà, è partito ad ottobre, mentre si consumavano polemiche fortissime sul tema.

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Nel frattempo, in consiglio comunale, su interrogazione dall’opposizione di Gianfranco Marconi, l’amministrazione fornisce due notizie: chiederà relazione sulle criticità della pista all’Unione e modifiche al percorso tecniche e non sostanziali. Con un iter di approvazione, quindi, più leggero, senza il iva libera da parte della politica.

L’Unione dei comuni della Val Vibrata, almeno nei suoi vertici, è di un’idea diversa. In riunione dei 12 sindaci, infatti, viene portato al voto un atto di indirizzo politico per una variante progettuale più corposa. Un gruppo di sindaci, tra cui quello albense Casciotti, fanno però saltare il numero legale della riunione e la delibera non viene approvata.

Link ilcentro.it —> Pista ciclabile sul Vibrata, salta l’approvazione della variante

 

Le conclusioni

Come si evince dalle dichiarazioni, sembra trattarsi di un delitto perfetto.
La colpa politica è infatti di nessuno.

Ma le indagini continuano…

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Un commento su “Quel pasticciaccio brutto della pista ciclabile lungo il torrente Vibrata

  1. Luca Falò il said:

    La vostra impietosa ricostruzione denuncia una fase progettuale ed approvativa contro la quale mi sono in passato scagliato senza risparmio, oggi i nodi stanno venendo al pettine, come voi mi auguro che i responsabili siano individuati senza fare di tutt’erba un fascio. La nuova Amministrazione di Alba di cui mi onoro di far parte merita una posizione distinta rispetto agli altri attori in primis l’Unione dei Comuni Ente Appaltante. La nostra Amministrazione ha ereditato questa scomoda situazione, cercheremo di venirne fuori salvaguardando il nostro territorio nel rispetto della legalità e delle nostre competenze.

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