Alba e Tortoreto, storia di un divorzio sofferto

<<Tortoreto è come un vaso rotto: incollare di nuovo i pezzi sarebbe impresa difficile e il risultato diverso dall’originale>>.
Parola di Giuliano Rasicci, tortoretano, ex professore di lettere e storico, considerato uno dei padri della questione della riunificazione tra Alba Adriatica e Tortoreto. Ha partecipato più volte al dibattito pubblico sul tema, come nel 2010, quando furono i due sindaci Gino Monti e Franchino Giovannelli a proporre invano la riunificazione.

Nelle scorse settimane abbiamo riproposto ancora una volta il tema al dibattito pubblico. Con l’approfondimento “Se Alba e Tortoreto tornassero insieme…”, abbiamo infatti analizzato alcuni dati statistici ufficiali riguardanti soprattutto la demografia e il turismo, arrivando alla conclusione che la nuova città unita potrebbe ambire ad un ruolo da protagonista in Abruzzo e non solo.

Per favorire il dibattito pubblico sul tema, questa volta, insieme a Giuliano Rasicci e al grande lavoro di raccolta di informazioni storiche che ha compiuto e pubblicato negli anni, abbiamo tentato di ricostruire le motivazioni e le tappe principali del divorzio tra Tortoreto e Tortoreto Stazione, ossia l’odierna Alba Adriatica.

Ricordando anche le accese diatribe campanilistiche tra il Lido e il capoluogo di Tortoreto, siamo arrivati a due conclusioni: la prima è che Tortoreto Alto ha avuto spesso enormi difficoltà a gestire le sue frazioni; la seconda è che oggi i rapporti di forza sono cambiati e lasciano intravedere un’opportunità, con il borgo storico decisamente meno importante dal punto di vista economico e politico delle di località turistiche e di grande densità demografica come Tortoreto Lido e Alba Adriatica.

Rasicci propone un nuovo equilibrio per la riunificazione: le frazioni principali della nuova città dovrebbero essere rispettate sia nel nome scelto per il comune (di questo ne parleremo in un altro approfondimento), sia nella dislocazione degli uffici comunali e della sede del consiglio comunale. Quest’ultimo non dovrebbe avere sede fissa e le riunioni dovrebbero alternarsi in diverse parti del territorio.

Lo storico non parla a caso di uffici e consiglio comunale: come vedremo, infatti, la contesa sulla sede del municipio è stata la motivazione principale dei dissapori che hanno portato alla divisione del territorio tortoretano nel 1956.

La nascita di Tortoreto Stazione

Nel 1863 venne costruita la stazione di Tortoreto, nell’odierna Alba Adriatica: era l’unica dell’intera Val Vibrata. La zona tutta intorno, quindi, divenne un punto di riferimento per la vallata. Anche e soprattutto per motivi commerciali: a Tortoreto Stazione, dove prima c’erano solo un mucchio di case e le ville dei grandi proprietari terrieri, aristocratici o professionisti, come quelle gentilizie di via Roma, nacquero diversi empori e attività importanti, soprattutto nel campo dei sementi per il settore agricolo. Lo sviluppo commerciale fu talmente repentino che si decise di costruire un nuovo binario nella stazione, riservato proprio ai treni merci. A riprova del fatto che Tortoreto Stazione fosse un punto di riferimento per l’intera vallata, che allora era prevalentemente agricola, c’è anche il dato sull’enorme numero di fiere che qui venivano ospitate nei tempi migliori: ben dieci l’anno, oltre al mercato rionale che era tra i principali della zona.

La stazione di Tortoreto in una foto del 1950

Il municipio via da Tortoreto Alto e la rivolta delle donne incinte

<<Quella di spostare il municipio dal borgo storico del comune, che era anche zona più popolosa, verso la frazione di Tortoreto Stazione fu una scelta scellerata>>. La frase è di Rasicci, che si riferisce agli avvenimenti intorno agli anni ’30 che diedero vita ai primi veri screzi tra Tortoreto Alto, il capoluogo del comune, e Tortoreto Stazione, la frazione di stampo commerciale. Le autorità provinciali fasciste, su richiesta soprattutto di grandi famiglie di Tortoreto Stazione, decisero infatti di spostare la sede comunale nella sede odierna del municipio di Alba Adriatica in piazza IV Novembre. Secondo i documenti, insieme al municipio furono trasferiti anche il medico condotto, il veterinario condotto, la farmacia, la tesoreria comunale e la caserma dei Carabinieri.

Agli abitanti di Tortoreto Alto la decisione non piacque affatto e i dissapori scoppiarono fragorosi nel 1934, con la rivolta delle donne incinte. Alla decisione di portare via dal paese alto anche la levatrice, infatti, un gruppo di donne avviò una protesta plateale contro i fascisti. Si radunò una folla rumorosa e per sedare la protesta furono inviate forze dell’ordine anche dai paesi vicini e da Teramo. Secondo le testimonianze e i documenti raccolti da Rasicci, la protesta fu sedata con l’arresto di alcune delle donne incinte, che finirono in carcere per un paio di mesi. Tortoreto Alto non perdonò ai fascisti questa reazione.

Durante l’occupazione tedesca, il municipio fu spostato più volte e per ultimo a Tortoreto Lido.

 

 

La sede storica del municipio di Tortoreto Alto, che è stata anche biblioteca comunale
Il municipio di Alba Adriatica, ex municipio di Tortoreto negli anni ’30 e ’40

Il municipio torna indietro, ma i danni della Guerra acuiscono le divisioni

Il 2 agosto 1945, dopo la liberazione di Tortoreto dai tedeschi, un decreto ministeriale ritrasferì il municipio nella sua vecchia sede nel paese alto.

Nel frattempo, Tortoreto Stazione viveva il dramma della distruzione, avendo pagato un prezzo molto alto durante la guerra, a causa dei continui bombardamenti alleati contro i tedeschi proprio sullo scalo ferroviario. Nel 1946, 163 persone erano senza un tetto a Tortoreto Stazione e, oltre alla necessità di costruire case popolari che erano state già finanziate, erano da riparare anche la centrale elettrica, la chiesa, il palazzo che aveva ospitato il municipio e la fontana pubblica. Tortoreto Alto, sede comunale, veniva accusata di non riconoscere le gravi criticità della Stazione e di ritardare i lavori di ricostruzione, mentre nella Stazione nasceva un senso di rivalsa. La polemica invase anche la stampa nazionale.

Non era l’unico motivo a scatenare nuovi dissapori: c’erano lamentele sulle limitazioni per le fiere di Tortoreto Stazione, sulla mancata coincidenza tra le corriere e i treni, ma anche sull’assenza di opere di igiene pubblica e di decoro. E poi c’era ancora lo spettro del fascismo: secondo Rasicci, infatti, nonostante Tortoreto Stazione fosse stato cuore pulsante del Comitato di liberazione nazionale, mentre Tortoreto Alto a maggioranza fascista, dopo la fine della guerra i ruoli sembravano essersi invertiti all’apparenza, con Tortoreto Alto che si mostrava “rivoluzionaria” e accusava Tortoreto Stazione di essere “reazionaria”.

Dopo la guerra, ad ogni modo, fu nominato un commissario per la separazione. La prima mozione di scissione è datata 5 ottobre del 1946, la prima richiesta al capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola è del 16 novembre successivo. Nel frattempo nasceva il comitato “pro Alba”, che faceva riemergere dopo 1400 anni il nome del primo insediamento conosciuto del territorio dell’odierna Alba Adriatica.

L’attuale municipio di Tortoreto, nel centro storico del paese alto

 

La nascita di Alba Adriatica e il passo indietro di Tortoreto Lido

Insieme a quello “pro Alba”, in quegli anni nacque anche il comitato “pro Lido”. I due comitati, uniti dalla protesta contro il campanilismo del capoluogo comunale Tortoreto Alto, accordarono una strategia comune e, alle seconde elezioni amministrative dopo la fine della Guerra, confluirono entrambe nella lista “barca a due vele gonfie”, con l’accordo di ritrasferire il municipio dal paese alto al Lido.

La lista di Tortoreto Lido e di Alba vinse le elezioni, ma poi gli esponenti si divisero sulla sede comunale: quelli albensi rinnegarono l’accordo pre-elettorale, così in consiglio comunale il Lido passò all’opposizione. Gli albensi riuscirono lo stesso a mantenere la maggioranza nell’assise civica e portare e ad approvare l’atto di divisione del territorio. Era il gennaio del 1953. Tre anni e mezzo dopo, il 14 luglio 1956, l’autonomia fu riconosciuta ufficialmente: nacque così Alba Adriatica.

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Un commento su “Alba e Tortoreto, storia di un divorzio sofferto

  1. Mauro Tomassoni il said:

    Molto Interessante. Nel 1956 l’Europa unita era già una realtà ed invece molti italiani non erano neanche capaci di avere il “paesello” unito. Pensate che le cose siano cambiate?

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